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Pink background with black cursive text that says "Sentiero Botanico" and a small leaf illustration below the text.
Calm ocean water stretches to the horizon under a clear, light blue sky.

“La salute nasce quando il Qi scorre libero come il vento tra le montagne: né troppo veloce, né troppo lento, ma in ritmo con la vita.”

Night sky with the moon partially visible.

Huangdi Neijing

“Chi segue il ritmo delle stagioni, vive in armonia con il Cielo e la Terra.
L’energia non si disperde, ma scorre come un fiume che conosce la sua strada.”

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Persefone e il segreto delle stagioni

Come la terra si apre al seme, così Persefone si apre all’Oscurità: non per morire, ma per rinascere.

Come la terra si apre al seme, così Persefone si apre all’Oscurità: non per morire, ma per rinascere.

La leggenda di Persefone è una storia che parla di luce e di oscurità, di cicli e trasformazioni, di vita che muore e poi ritorna.

Persefone era la figlia di Demetra, dea della fertilità e della terra rigogliosa. Era una fanciulla giovane, pura, curiosa, con il sorriso di chi appartiene al tempo della primavera eterna. Passava le giornate tra campi profumati e cieli limpidi, raccogliendo fiori. Tutto ciò che la circondava viveva della sua gioia: la terra fioriva, i raccolti erano abbondanti, i venti gentili. Era come se la sua presenza facesse nascere la vita.

Ma il mondo, come lei stessa avrebbe imparato, non è fatto solo di luce. Un giorno la terra si aprì sotto i suoi piedi. Dal profondo emerse Ade, Dio degli Inferi, e in un attimo la rapì sul suo carro dorato, portandola con sé nel regno delle ombre.

Il cielo si fece silenzioso, la terra si spense.

Demetra cercò sua figlia ovunque. Vagò per il mondo senza sosta, chiedendo agli uomini, agli dei, agli animali. Quando comprese che Persefone era scomparsa nel ventre oscuro della terra, il dolore la consumò. Smise di nutrire i campi, lasciò che i fiori appassissero, che i raccolti si seccassero. La natura intera si spense con lei: nacque così il primo inverno, un tempo di freddo e di assenza. Gli uomini, che dipendevano dalla generosità della terra, iniziarono a soffrire. Era come se la vita trattenesse il respiro.

Zeus, per evitare che tutto il mondo sprofondasse nella carestia, mandò Ermes come messaggero negli Inferi per trattare con Ade. Il dio acconsentì a lasciar tornare Persefone alla madre, ma prima di farlo le offrì alcuni chicchi di melograno. Persefone li mangiò, forse per fame, forse per destino. Era un gesto piccolo, ma sacro: chi assaggia il cibo degli Inferi appartiene per sempre a quel regno.

Fu stabilito un patto. Persefone avrebbe trascorso sei mesi all’anno sulla terra, con Demetra, riportando la fioritura e la vita. Gli altri sei mesi li avrebbe vissuti negli Inferi come sposa di Ade e regina delle ombre. Così la terra imparò a respirare a due tempi: primavera ed estate per la gioia del ritorno, autunno e inverno per l’attesa silenziosa. Quando Persefone risale, la natura si risveglia. Quando discende, tutto si ritira.

Ma dietro questa leggenda si nasconde qualcosa di più profondo di una spiegazione stagionale. Persefone non è solo la dea che segna il passare dei mesi: è l’archetipo della trasformazione.

La fanciulla luminosa che diventa regina dell’ombra.

La donna che attraversa il buio e scopre che lì, nel silenzio sotterraneo, esiste una forza nuova, diversa, radicata. È la stessa forza che nasce in ognuno di noi quando attraversiamo un inverno interiore e ne usciamo trasformati. Persefone non è più solo la fanciulla che ride tra i fiori: è colei che conosce il buio e sa fiorire anche dopo averlo attraversato.

La sua storia ci insegna che la luce non si conquista fuggendo l’ombra, ma attraversandola con occhi aperti e cuore vivo.

La leggenda di Persefone non appartiene solo ai libri di mitologia. Vive nei nostri corpi, nei nostri ritmi interiori, nei momenti in cui impariamo a fidarci del ciclo naturale della vita. Ci ricorda che non possiamo restare per sempre nella luce, ma che non dobbiamo temere l’ombra. Ci insegna che scendere non significa perdersi, ma trasformarsi.

E così, anno dopo anno, la terra continua a raccontare la sua storia. I fiori che sbocciano a primavera non dimenticano l’inverno che li ha custoditi. La luce non dimentica il buio da cui è nata.

Persefone continua a camminare tra due mondi, a ricordarci che la vita è un cerchio, e che ogni discesa è solo l’inizio di un ritorno.

Roberta | Sentiero Botanico

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Tornare alla Semplicità

Nel rumore costante delle cose da fare, ci stiamo perdendo qualcosa di essenziale: noi stessi.

Tornare alla semplicità è un atto rivoluzionario.

Arriva per tutti, o quasi, un tempo in cui sentiamo la necessità di ritornare alla semplicità.
Le vite elaborate e ricche di impegni nell’agenda, tolgono il gusto di assaporare i momenti delle nostre giornate. Correre è diventato sinonimo di successo e riempire le ore è segno di produttività. Eppure, nel rumore costante delle cose da fare, ci stiamo perdendo qualcosa di essenziale: noi stessi.

Oggi la più grande carenza che possiamo percepire è il tempo. Non perché il tempo manchi davvero, ma perché non riusciamo più ad abitarlo. Lo riempiamo fino all’orlo, e così si svuota di significato. Viviamo in apnea, trattenendo il respiro mentre scorrono i minuti, invece di respirare dentro le ore.

Tornare alla semplicità non significa rinunciare, ma ricordare.
Ricordare che la vita non si misura in compiti svolti, ma in respiri consapevoli, in sguardi, in sorrisi.
È riscoprire il valore del poco, l’intimità dei gesti quotidiani: preparare una tisana, ascoltare la pioggia, cucinare lentamente, camminare senza meta.
Semplicità non è povertà, è presenza. È scegliere di essere dove sei, interamente.

La naturopatia ci insegna che anche il corpo tende all’essenziale: elimina il superfluo, ricerca equilibrio, risponde al ritmo naturale. Quando viviamo in eccesso, anche la nostra energia si confonde.
Il corpo perde il suo passo, la mente si affolla, e nasce una stanchezza che non passa con il sonno.
Ma quando torniamo alla semplicità, anche la fisiologia respira. Il battito rallenta, la digestione si fa più leggera, il respiro più profondo.

La semplicità diventa cura.

Nella Medicina Tradizionale Cinese, la salute nasce dall’armonia tra l’interno e l’esterno, tra l’uomo e la natura.
E non c’è equilibrio possibile senza lentezza.
L’autunno, con il suo invito al raccoglimento, ci insegna che lasciare andare è il primo passo per ritrovare spazio.
Spazio per noi, per la calma, per la verità di ciò che siamo quando non stiamo correndo per diventare altro.

Tornare alla semplicità è un atto rivoluzionario.
Significa scegliere di non partecipare alla corsa al “fare”, per tornare al “sentire”.
È rallentare per ascoltare la propria voce interiore, per accorgersi dei piccoli miracoli quotidiani: la luce che entra dalla finestra, il profumo del caffè, la quiete di un pomeriggio silenzioso.
In questo spazio, la vita torna a fiorire.

Non serve cambiare tutto: basta iniziare da un gesto, da un momento, da un respiro.
Perché la semplicità non è una meta, ma un cammino.
Un ritorno.

Roberta | Sentiero Botanico

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